Occhio alla pelle, spia della salute

 
Occhio alla pelle, spia della salute

Che siate maniaci della pelle, diligenti utilizzatori di solari anti-UV o folli untori di abbronzanti anche all’equatore, lo stress a cui sole, vento e salsedine sottopongono la cute è la ragione per cui ricordarsi di lei anche al rientro in città. Quando a fine estate lembi di pelle cominciano ad abbandonare il vostro corpo, portandosi dietro la vostra bella abbronzatura, è quanto mai importante continuare ad occuparsi della pelle, ricordando che non è solo una vetrina da cui sfoggiare un’invidiabile tintarella!

Inesauribili virtù

È l’organo più esteso del nostro corpo, ci riveste e stabilisce il confine tra noi e il mondo esterno. Per questo motivo, da un punto di vista estetico, il suo ruolo nella nostra vita assume primaria importanza. Siamo consci del fatto che una cute più sana e curata ci rende più sicuri e disinvolti nei rapporti con gli altri e siamo pronti a spendere tempo ed energie, economiche e mentali, per migliorarla il più possibile nell’aspetto e al tatto. Ma quali sono – ce lo siamo chiesti? – le funzioni che la pelle svolge per il nostro benessere? E perché sono così importanti?

In primo luogo, ci protegge dalla disidratazione, permette l’assorbimento dell’ossigeno e l’eliminazione di prodotti di rifiuto dell’organismo. Poi, grazie ai suoi recettori, esplica una fondamentale funzione sensoriale. È grazie a lei che percepiamo il caldo, il freddo, le variazioni di pressione, il dolore, il prurito, adattandoci di conseguenza alle modifiche ambientali. E ancora, ci protegge dagli urti e dagli stiramenti, opponendosi meccanicamente con la sua elasticità e con la sua morbidezza. Costituendo la zona di scambio con l’esterno, funziona da termoregolatore, mantenendo il corpo ad una temperatura adeguata. Utilizza il pigmento melanina, prodotto dai melanociti, per proteggerci dalle radiazioni solari UV. Riduce il rischio di infezioni impedendo a batteri, virus e parassiti, di accedere al nostro organismo, grazie alla secrezione di un film idrolipidico formato da sebo (il grasso prodotto dalle ghiandole sebacee anche per mantenere la pelle morbida ed idratata) e da sudore.

Con una tale moltitudine di virtù, l’importanza del prendersi cura della pelle, per mantenerne le doti al massimo della funzionalità, balza agli occhi con evidenza cristallina. Il tessuto cutaneo è elastico e resistente, ma deve essere controllato e curato esattamente come gli altri organi dell’organismo.

Nel caso in cui si noti la comparsa di qualche anomala manifestazione, la regola è di rivolgersi al medico per ricevere una diagnosi e, se necessario, un’opportuna terapia. La pelle, con i suoi “accessori” (peli ed unghie) e le membrane mucose (continuazione della cute modificata) possono essere colpite, al pari di altri organi o apparati, da infezioni e condizioni di varia natura, la cui guarigione sarà tanto più rapida quanto più tempestiva la diagnosi. Elemento che assume un importanza persino “fatale” se a comparire sulla sua superficie è un cancro della pelle.

Capirsi “a pelle”

Le ragioni per non trascurare la nostra cute non si esauriscono con le funzioni protettive che questa esercita, ma anche perché è un “organo-spia” in grado di riflettere le condizioni di salute o non-salute del nostro organismo. La pelle infatti non solo subisce l’influenza dell’ambiente esterno, ma anche degli organi interni con cui è in stretto contatto. Una capacità derivante dal “dialogo” che intrattiene con la circolazione sanguigna, in grado d’influenzare endogenicamente il suo stato, con modificazioni funzionali od alterazioni patologiche del tessuto cutaneo. È ciò che accade in presenza di molte patologie vascolari periferiche, del sangue, dell’apparato digerente, dell’apparato respiratorio, del sistema cardiovascolare e di alcune malattie endocrine, reumatologiche o renali, che possono essere individuate precocemente dal medico proprio grazie alle alterazioni cutanee.

Le anomalie della pelle si manifestano sotto varie forme, come la comparsa di lesioni, variazioni della sua temperatura, alterazioni nella consistenza e nella superficie, cambiamenti della sudorazione, dei capelli o delle unghie… Tutti “campanelli d’allarme” che, spingendo ad uno consulto, accelerano la diagnosi di varie patologie primarie.

Un cenno a parte, poi, meritano le variazioni di colore della pelle che sono particolarmente indicative sullo stato di salute generale. Un pallore del viso, del palmo delle mani, delle congiuntive o delle unghie, può essere spia di una scarsa quantità di emoglobina prodotta e quindi di anemia. Un colorito bluastro, invece, (cianosi) delle labbra, della bocca, delle unghie (in casi gravi persino della cute) può derivare da un aumento dell’emoglobina ridotta, quella legata all’anidride carbonica, che incorre nelle cardiopatie e nelle malattie polmonari. Infine, il ben noto giallo della pelle, delle mucose e delle sclere oculari, è immediatamente associabile al concetto di “ittero”, un eccesso di bilirubina nella circolazione.

Pelle e psiche

Degni di nota, sono anche i fattori psicologici, che hanno spesso un’influenza negativa, inducendo sulla cute una moltitudine di variazioni. Non dimentichiamo che, essendo in massima parte esposta alla vista, la pelle è la vetrina delle nostre emozioni: essere pallidi, rossi, sudati, fa subito riconoscere in chi ci guarda il nostro stato di paura, vergogna od ansia. Vien da sé che i disagi psicologici veicolati da stress, tensione, grandi preoccupazioni, dolori, traumi, possono trovare uno “sfogo” proprio sulla nostra pelle, scatenando malattie dermatologiche, così dette psicosomatiche. Ne è prova ulteriore il fatto che anche il decorso di tali patologie è influenzato da fattori psicologici.

È il caso del prurito “sine materia”, ossia il prurito non giustificato da cause note ma che comunque fa grattare continuamente, o della fastidiosa iperidrosi, cioè l’aumento dell’attività delle ghiandole sudoripare. E ancora, dell’orticaria, della dermatite atopica (eczema) o seborroica, di alcune manifestazioni di psoriasi, di alopecia areata (chiazze prive di capelli sul cuoio capelluto) e del temutissimo “defluvium capillorum”, ossia caduta dei capelli.

Un vero e proprio linguaggio, con cui la pelle è in grado di tradurre in segni visibili i messaggi che il nostro corpo le manda. Segni che, se prestiamo attenzione, sono in grado di salvarci non solo da stati interiori malsani a cui sarebbe bene di porre rimedio, ma anche, come nel caso di iperplasie cutanee, dalle conseguenze di patologie anche molto serie.

Dott.ssa Giulia Volpe, Scientific Editor


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